Didier Pironi: la parabola dell’incompreso (prima parte)

Didier Pironi nasce a Villecresnes vicino Parigi, il 26 marzo del 1952. Famiglia di origine friulane da anni emigrata in Francia.

Da bravi emigrati, i Pironi si sono dati da fare e con il passare degli anni erano riusciti a costruire un piccolo impero nel settore delle costruzioni, anche se Didier, fin da piccolo, aveva mostrato altri interessi. Le sue passioni? Tutto cio’ che aveva un motore, dalle barche, alle auto, agli aerei fino alle motociclette. Una passione condivisa e, spesso portata agli estremi, insieme al cugino Jose’.

La gioventu’ di Didier e’ una di quelle abbastanza spensierate. La sua unica preoccupazione? Quella di far impazzire sia la madre Imelda che la Gendarmeria del posto. Spesso e volentieri le scorribande dei due cugini in motocicletta o, a volte, su auto rubate, finirono per portare la polizia francese nel cortile della bella casa della famiglia Pironi. L’unico problema e’ che la polizia, nel vano tentativo di inseguire sia Jose’ che Didier, arrivava regolarmente dietro, dando il tempo ai due di nascondere ogni evidenza. Nel migliore dei casi, nascondendo la lambretta dell’occasione nel garage di casa e pretendendo che nulla fosse successo.

Jose’ fu di grande influenza nelle decisioni che il giovane Pironi prese per cominciare quella tanto agognata e desiderata carriera nel mondo delle competizioni sportive. Anche lui pilota nelle serie minori francesi e con una breve apparizione in F1, fu lui ad introdurre Didier alle selezioni per cominciare la sua carriera da pilota. Ma non solo. All’epoca, quasi regolarmente, gente come Francois Cevert, regolarmente frequentava Casa Pironi, data la sua amicizia con lo stesso Jose’.

Allora c’erano solo due scelte: o si cominciava con la Shell, con la selezione Volant o si cominciava con la Elf, con la selezione Pilot. Gente del calibro di Rene’ Arnoux e lo stesso Jose’ avevano partecipato alla competizione organizzata dalla Shell, ma Didier decise invece di prendere un’altra strada e fu quella di iscriversi alla Elf-Pilot. Fu la decisione giusta, in quanto la selezione della Elf era quella che allora andava per la maggiore, mentre la Shell stava piano piano scomparendo come importanza. Il tutto era parte del programma della casa petrolifera di trovare colui che sarebbe diventato il primo campione del mondo di F1 francese.

Le selezioni si svolsero nell’ottobre del 1972 e, inutile dirlo, Pironi le passo’ senza troppi problemi. Tutto quindi era pronto per il suo debutto per il campionato di Formula Renault del 1973, il tutto pagato e sponsorizzato dalla Elf.

Per la sua prima stagione in Formula Renault scelse il telaio della Martini ed ovviamente il motore Renault. Diciamo che la prima esperienza non fu delle migliori. Alla fine arrivo’ sesto nella graduatoria finale del campionato, ma fu l’unico dei piloti Elf a finire la stagione. Una serie di problemi manageriali e la dura selezione del campionato, lo portarono ad essere l’unico rimasto, ma con un grosso dilemma.

Didier Pironi – Formula Renault

Il dilemma era rappresentato da quale passo prendere. Un’altra stagione cosi’ non poteva permettersela e non poteva neanche permettersi di essere vittima dei problemi di gestione del team. La decisione finale di Didier fu quella di mettere su il suo di team, pronto per il campionato Formula Renault.

I soldi? Quelli li chiese alla Elf ed arrivarono. Ma come tutti i prestiti arrivarono ad una condizione: vincere il campionato.

E cosi’ fu. Il 1974 fu l’anno della gloria per il team Pironi. Un team con base a Magny Course e con a disposizione l’ultimo dei telai della Martini. Ad onore del vero, bisogna dire che per la Elf fu un sospiro di sollievo, anche perche’ con la crisi petrolifera incombente e la Shell fuori dalle competizioni sportive, la Elf, con un investimento decisamente piccolo si era aggiudicata il campionato, con tutto cio’ che ne conseguiva da un punto di vista pubblicitario.

Di tutt’altro tenore fu il 1975. Pironi si ritrovo’ infatti in Formula Renault Europe un vecchio rivale: Rene’ Arnoux. Mollato dalla Shell, Arnoux aveva trovato rifugio nei budget e nel team Elf. E cosi’ fu: Arnoux vinse il campionato e si aggiudico’ un posto in F2. Alla fine per Pironi, l’obiettivo era quello. La F2, non il titolo di campione.

Didier Pironi – Formula Renault

La F2 arrivo’ alla fine del 1976, dopo che Pironi si era aggiudicato per la seconda volta il titolo nella Formula Renault. Ma fu proprio nel 1976 che emerse dalla scuderia Elf un altro pilota, che spesso e volentieri attraverso’ la strada di Pironi e non sempre in senso positivo, ma che possiamo ascrivere tra i piu’ grandi piloti di tutti i tempi: Alain Prost.

Il debutto in F2 non fu dei migliori per il giovane parigino. Non dimentichiamoci che piloti del calibro di Alan Jones, Keke Rosberg, Riccardo Patrese ed Elio de Angelis, erano tutti della partita. E non mancavano le apparizioni di piloti di F1, come Clay Regazzoni. Insomma la F2 era una roba tosta all’epoca. In piu’ Pironi si ritrovo’ come compagno di squadra per il team Elf-Martini quel Rene’ Arnoux che tanti “problemi” in pista gli aveva creato nel 1975 nel campionato Renault. Perseguitato da una serie di problemi tecnici e diversi errori di guida, alla fine il campionato lo vinse Arnoux e Pironi arrivo’ solo terzo.

Ma come al solito in quegli anni, l’obiettivo non era solo e semplicemente vincere il titolo, ma soprattutto il salto verso la categoria successiva. Ed in quel momento non c’era solo il discorso della Formula 1, ma anche i piani della Renault per il debutto in F1 e per ovvi motivi di mercato, un pilota francese, se non due, erano da tenersi in considerazione. Didier Pironi era ancora una volta arrivato ad un bivio. Rimanere in F2, con il rischio di sprecare un anno, oppure trovare un occasione che potesse metterlo in luce agli occhi dei team di F1. Quell’occasione venne con il Gran Premio di Monaco di F3.

Didier Pironi – Monaco F3 1977

Per tutti la decisione di Pironi di correre il Gran Premio di Montecarlo del 1977 rappresento’ una follia. Una follia pura se consideriamo che aveva pochissima esperienza con le monoposto di F3, in un circuito notoriamente difficile e con il rischio di fare una pessima figura. Ma Pironi, con la calma e la sicurezza di se’ che lo hanno sempre contraddistinto, decise che era la cosa giusta da fare. Ed ebbe ragione. La vittoria di Monaco, con la solita Martini, attiro’ su di se’ gli occhi dei “big boss” della Formula 1. C’era solo da finire il campionato di F2 nel migliore dei modi e poi cominciare a bussare alle porte giuste.

Alla fine del 1977, Pironi arrivo’ terzo nel campionato di F2. Il vincitore, Arnoux, ando’ a guidare il progetto Martini-Ford di Formula 1, mentre a lui gli si aprirono le porte della Tyrrell, grazie sia alle buone parole di Jackie Stewart che alla potenza economica della Elf, a quell’epoca ancora uno dei maggiori sponsor del team inglese.

Il debutto in Formula 1 arrivo’ con il Gran Premio di Argentina del 1978 e non fu facile…..Ma tutta la prima stagione di F1 non fu facile per Pironi. D’altra parte per lui bastava fae meglio di Depailler, il suo compagno di squadra. E non ci riusci’. Una serie di ritiri dovuti a guai tecnici ed anche un paio di incidenti, gli fecero capire subito la realta’ della F1 di quegli anni. Una realta’ a volte oscura, a volte cattiva, come nel caso della morte di Peterson dopo il Gran Premio d’Italia a Monza nel settembre del 1978.

Didier Pironi – Tyrrell – 1978 Brands Hatch

Ma soprattutto Pironi capi’ che la Tyrrell non era il team giusto. O meglio: era il team giusto per iniziare ma non sarebbe mai riuscito a competere con team come Ferrari, Lotus o la Brabham. Aveva bisogno di una monoposto migliore.

L’occasione giusta sarebbe stata la Renault, che nel 1979 si presentava come un team vincente e soprattutto sembrava essere la destinazione ottimale per la nascente stella dell’automobilismo francese. Ma come era accaduto in passato, tra Pironi ed un potenziale team vincente, ci si mise in mezzo Arnoux. Il rivale infatti ando’alla Renault, costringendo Pironi ad un altro anno in Tyrrell.

Il campioanto del 1979 ando’ per certi versi meglio del campionato precedente. La Tyrrell 009, nonostante fosse ancora lontana dalla Ferrari, dalla Renault, dalla Williams e soprattutto dalla nascente Ligier, dimostrava tuttavia di avere recuperato parte del terreno. Ma non supero’ mai la meta’ dello schieramento, con Pironi che assaggio’ per la prima volta il podio nel Gran Premio del Belgio, arrivando terzo. Il merito era dovuto soprattutto al pilota. La 009, nonostante cercasse di replicare l’effetto suolo della vincente Lotus 79 dell’anno precedente, era oramai una monoposto superata e la mancanza di sviluppo, dovuto all’assenza di uno sponsor in Tyrrell, fece il resto.

Chiuse le porte della Renault, l’unica altra via era quella di andare alla Ligier. Complice anche un incidente a Depailler che lo mise fuori per il resto della stagione e  con Guy Ligier poco propenso a riprenderselo, lo stesso Ligier ci mise a poco a prendersi Pironi, complice anche il fatto che il pilota francese, nonostante un accordo verbale con Tyrrell, non aveva ancora firmato il rinnovo. Il boscaiolo non la prese bene. Ma tant’e’. Quello era il mondo della F1, dove i contratti non valevano la carta su cui erano scritti.

La relazione tra Pironi e Ligier, ma in generale tra Ligier e tutti i suoi piloti fu a dir poco tumultuosa. Ma quello era il carattere del patron francese, un uomo propenso a grandi slanci, soprattutto di rabbia se le cose non andavano secondo come diceva lui. Il flemmatico ed imperturbabile Pironi non sarebbe sopravvissuto a lungo in quell’ambiente. Il 1980 porto’a Pironi due importanti cose: la prima vittoria in F1, nel Gran Premio del Belgio svoltosi a Zolder e l’interesse del grande vecchio di Maranello.

Didier Pironi – Ligier – 1980

Il tutto nacque alla fine del Gran Premio del Brasile, seconda gara del campionato. Una corsa piena di problemi per la Ligier, nonostante il secondo posto di Pironi in qualifica. La Ligier non vinse la gara, ma la rimonta di Pironi da quindicesimo a quinto dopo un cambio gomme, non passo’ inosservata al grande Vecchio. Enzo Ferrari ci mise poco a decidere. Per il prossimo anno voleva Pironi accanto a Villeneuve.

Enzo Ferrari con Gilles Villeneuve e Didier Pironi

Un pre-contratto fu firmato qualche settimana dopo e con quello in tasca, l’atteggiamento di Pironi nei confronti dell’imprevedibile Ligier cambio’. La vittoria in Belgio lo consacro’ come una realta’ del mondo della F1 e, se non ci fossero stati errori umani come a Monaco ed una serie di problemi tecnici, come a Brands Hatch, probabilmente Alan Jones non avrebbe avuto una vita cosi’ facile ad aggiudicarsi il titolo.

I rapporti tra Pironi e Ligier arrivarono ai ferri corti verso la fine della stagione. Ligier pubblicamente accuso’ i suoi piloti, quindi anche Lafitte, di guidare in una maniera che danneggiava la monoposto, senza rendersi conto che in realta’ il problema era della Ligier. Sia da un punto di vista telaistico, sia da un punto di vista di affidabilita’ pura.

Questo era troppo per Pironi. Alla fine del 1980 annuncio’ il suo addio alla Ligier e la sua decisione di guidare per la Ferrari. Molti, soprattutto nella stampa francese, considerarono quella mossa come una specie di suicidio. La Ferrari aveva passato un 1980 da dimenticare, un team da rifondare. Nessuno, con un minimo di sale in zucca avrebbe preso la decisione di lasciare la Ligier, comunque tra i top team di allora, per andare alla Ferrari.

Ma Pironi aveva altre idee in testa.

 

 

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