Giacomo Russo: la meteora Geki

Il “Geki” come si faceva chiamare, era uno che a Monza ci era praticamente nato. Proprio di Monza non era, ma era uno di quei ragazzini che gia’ negli anni ’50 bazzicava per il circuito lombardo e rimaneva a bocca aperta per le imprese dei gladiatori dell’allora nascente Formula 1.

Il rumore dei motori delle Ferrari, delle Alfa Romeo e delle Maserati gli era entrato nel sangue e, come un morbo, non ne usci’ piu’.

La passione era talmente forte che dovette nasconderlo alla famiglia. Una di quelle famiglie benestanti del milanese, tutte case e fabbrica. In questo caso nel settore del tessile. Ma Giacomo Russo, detto Geki, sapeva dove voleva arrivare e quel traguardo era proprio la Formula 1, che sfioro’ diverse volte. Non per mancanza di talento, ma per la mancanza di fondi, nonostate da dove provenisse.

Giacomo Russo nasce vicino Milano il 19 ottobre del 1957. Come detto, famiglia benestante ed un futuro gia’ destinato a prendere le redini degli affari di famiglia. Ma il giovane Russo aveva altre idee per la testa.

Alle competizioni sportive ci arriva relativamente tardi. A 21 anni si iscrive alla Formula Junior, una formula della CSAI dedicata ai giovani talenti. La monoposto era una Stanguellini, una specie di copia della storica Maserati 250F dotata di un motore Fiat. Prima gara, sesto posto ed un inizio promettente. Decide di continuare e dopo quattordici mesi di gare, arrivano i primi successi sia come podi che come prima gara vinta. Il 3 di luglio del 1960 Geki vince a Monza la prima gara di Formula Junior e quello stesso anno participa anche ad una gara di supporto del Gran Premio di Monaco del 1960, impressionando un po’ tutti.

Giacomo Russo

Il Geki comincia il 1961 continuando con la Formula Junior. Sempre con la, oramai, vecchia ed arrugginita Stanguellini. Fino a meta’ campionato mette a segno una serie impressionante di piazzamenti, che gli permettono di mettersi al riparo da soprese ed accumulando un bel po’ di punti. Ma il 1961 fu anche l’anno durante il quale i telai inglesi della Cooper prima e Lotus poi, cominciano a prendere il largo e per Russo e la sua Stanguellini non c’e’ scampo. Decide allora, dopo aver raschiato il fondo del barile inteso come conto in banca, di comprarsi una Lotus 20. Le cose migliorano subito, anche se il motore Ford lo lascia a piedi un paio di volte.Viaggiando in lungo ed in largo per l’Italia, accumula piazzamenti su piazzamenti, combattendo spesso ad armi pari con gente del calibro di Jo Siffert e Lorenzo Bandini.

Giacomo Russo – Lotus 20

Il 1962 fu una ripetizione del campionato Formula Junior dell’anno precedente. L’unica differenza? La corsa al titolo fu tirata fino all’ultimo in una costante battaglia tra lui ed un’altra stella nascente dell’automobilismo italiano, Odoardo Govoni. Un paio di convincenti vittorie del Geki a Monza, lo incoronarono campione di Formula Junior.

Il primo assaggio di Formula 1 per Giacomo Russo arriva nel 1963. Dopo aver dominato il campionato di Formula Junior sia con la Lotus che con la nascente De Sanctis, il Geki decide di iscriversi ad una gara non valida per il campionato di Formula 1. Per la monoposto decide di andare sul sicuro e si presenta con la Lotus 27. Purtroppo le cose non andarono per il meglio. Dopo 14 giri il motore Ford decide che era abbastanza ed abbandona i sogni del Geki. Prima gara: un ritiro.

Alla luce dei cambiamenti introdotti dalla Federazione e la decisione di eliminare la Formula Junior, Russo decide di iscriversi alla Formula 3, dopo che comincio’ a girare la voce che Ferrari lo voleva per il campionato di Formula 2. La cosa purtroppo si rivelo’ essere non vera e il pilota milanese si ritrovo’ alla guida della sua DeSanctis Ford. Il 1964 fu un altro anno pieno di soddisfazioni, con ben sette vittorie in Formula 3 e soprattutto il debutto in Formula 1, questa volta per una gara del campionato. La cosa non poteva andare per il meglio per Giacomo Russo, in quanto la corsa si sarebbe svolta a Monza, una pista che conosceva a memoria e che tante soddisfazioni gli aveva regalato.

E’ interessante raccontare come il Geki ci arriva alla gara di Monza, anche per avere un’idea di come la Formula 1 degli anni ’60 fosse diversa dalla Formula 1 di oggi. Il glorioso team Robert Walker Racing, che aveva annoverato tra i suoi piloti nomi del calibro di Sterling Moss, era solito affiancare al pilota ufficiale, un’altra monoposto che veniva data in affitto a chiunque poteva permetterselo. La formula era servita a Jochen Rindt per fare il suo debutto in Formula 1 nel GP d’Austria e permettergli poi di essere ingaggiato dalla Cooper nel 1965.

Il Geki voleva provare a fare la stessa cosa e, grazie ai premi vinti nel 1964, aveva abbastanza fondi per permettersi di affittare la monoposto del team inglese. La vettura in questione era un Brabham BT11, una monoposto solida ma di certo non il massimo da un punto di vista della competitivita’.

Purtroppo le cose andarono decisamente male. Non riusci’ praticamente a qualificarsi, registrando il ventireesimo tempo, in un periodo durante il quale il Gran Premio era limitato a 20 monoposto. Fu una dura botta per il Geki, sia nel morale come anche sul portafoglio.

Per cercare di recuperare i fondi persi, decise di dedicarsi ancora una volta anima e corpo alle Formule minori e cosi tento’ di vincere per la quarta volta il campionato di Formula 3. Le cose partirono per il meglio, con due vittorie nelle due gare iniziali e, dopo aver cambiato la DeSanctis per un chassis BWA, le cose rischiarono di mettersi piuttosto male anche e soprattutto per una serie di guai meccanici che afflissero il nuovo telaio. Il Geki decise di ritornare a correre con la vecchia ma affidabile DeSanctis e la cosa si rivelo’ essere la mossa vincente. Sul filo del rasoio si aggiudico’ il quarto titolo nella categoria Formula 3.

Tra le altre cose, il Geki partecipo’ ad una serie di gare in F2, con risultati alterni ed alla 24 ore di Le Mans con la scuderia Autodelta, alla guida di una Alfa Romeo Giulia nella categoria GT1600. La partecipazione alla leggendaria gara sul circuito francese non ando’ per il meglio, in quanto l’Alfa si ruppe poco dopo l’inizio della corsa, costringendolo al ritiro.

Autodelta – Le Mans 1965

Ma il 1965 vide anche il secondo tentativo di gareggiare in Formula 1. Ed ancora una volta a Monza. Questa volta pero’ lo fece con la Lotus, la quale aveva portato per il GP d’Italia una terza Lotus 25, da affiancare alle due Lotus 33 di Jim Clark e Mike Spence. Riusci’ a qualificarsi al ventesimo posto sulla griglia di partenza. Finalmente era in grado di cominciare il primo vero e proprio Gran Premio di Formula 1. Nonostante una partenza che definiremo “prudente”, riusci’ a risalire fino al decimo posto. Purtroppo al 36esimo giro, la trasmissione della Lotus smise di funzionare, costringendolo al ritiro.

Il 1966 non fu un anno felice soprattutto per la sua partecipazione al campionato di Formula 3. Il Geki ando’ male per una serie di problemi con la nuovo monoposto, una Weiner con motore Ford. Le uniche soddisfazioni vennero dall’aver vinto la 12 ore di Sebring con l’Alfa Romeo, ma soprattutto la possibilita’ di partecipare ad una terza gara di Formula 1, sempre ovviamente a Monza. Questa volta con una Lotus 33, anche se con un motore Climax da due litri, decisamente meno potente dei nuovi motori da 3 litri che stavano facendo la loro comparsa in Formula 1. Nonostante lo svantaggio, il Geki fece un’ottima figura. Riusci’ a qualificarsi in ultima fila, ma la gara fu un’altra storia. Complice una serie di problemi tecnici degli altri piloti, riusci’ ad arrivare nono. Un risultato positivo, considerando il mezzo a disposizione.

Il 18 giugno 1967 si doveva svolgere la gara di Formula 3 in quel di Caserta, in una specie di circuito semi-cittadino. Il Geki si sentiva a suo agio, in quanto aveva vinto diverse volte negli anni passati sulla pista campana. Le prospettive erano buone in quanto il campionato stava andando bene ed aveva, grazie a nuovi fondi, deciso di sostituire la DeSanctis con una Matra nuova di zecca.

La tragedia di Caserta – Formula 3 1967

La gara non era iniziata bene ed il Geki era scivolato in nona posizione. Al nono giro accadde uno degli incidenti piu’ gravi nella storia delle Formule Junior in Italia. A seguito di una collisione a tre tra Beat Fehr, Andrea Saltari e Franco Foresti nel punto piu’ veloce del circuito, si era creata una situazione di estremo pericolo, soprattutto per i piloti che stavano per sopraggiungere. In quel punto della pista inoltre non vi erano commissari di gara e di conseguenza non vi era nessuna bandiera gialla ad indicare agli altri piloti di rallentare. Di questo si rese conto Beat Fehr, il quale prese la decisione fatale di andare a segnalare il pericolo agli altri piloti. Proprio in quel momento stava per sopraggiungere il Geki con la sua Matra. L’impatto fu devastante. Fehr fu investito dalla monoposto del pilota italiano, rimandendo ucciso sul colpo. Giacomo Russo perse il controllo della sua monoposto dopo l’impatto ed and’ a schiantarsi contro uno dei muri che limitavano il circuito. La Matra prese fuoco e il Geki fu sbalzato fuori dall’abitacolo dopo l’impatto, rimandendo anche lui ucciso sul colpo. La tragedia prese delle dimensioni ancora piu’ grandi, quando anche la monoposto guidata da Romano Perdomi centro’ in pieno le monoposto coinvolte nell’incidente. Rimase gravemente ferito e mori’ qualche giorno dopo in ospedale per le ferite riportate.

Il campionato di Formula 3 del 1967 fu sospeso ed il titolo di campione fu concesso postumo a Giacomo “Geki” Russo.

 

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