L’Equipe Gordini: l’emiliano di Francia

Amedeo Gordini ed Enzo Ferrari ebbero diverse cose in comune. La prima fu che, nonostante Gordini poi passo’ gran parte dei suoi anni in Francia, erano entrambi cresciuti nell’Emilia dei motori. Entrambi assistettero alla famosa Coppa Florio del 6 settembre del 1908, sebbene ancora non si conoscevano. Entrambi poi si ritrovarono sulle piste della Formula 1 degli anni ’50 anche se con risultati molto diversi.

Ma c’erano anche molte differenze. Gioviale ed estroverso il Gordini, carattere non sempre facile, Enzo Ferrari.

La Gordini T16

Gordini fece fortuna soprattutto in Francia, dove si trasferi’ subito dopo la Prima Guerra Mondiale e li’ apri’ un officina che si dedicava  alle modifiche, in senso sportivo, delle vetture stradali della Fiat. Questo fu possibile anche grazie all’amiciza tra Gordini e Theodore Pigozzi, importatore ed assemblatore del marchio torinese in Francia ma anche e soprattutto fondatore della SIMCA (Société Industrielle de Mécanique et Carrosserie Automobile).

Il supporto finanziario di Pigozzi, permise a Gordini di lanciarsi nel mondo delle competizioni sportive. L’approccio fu totale, con partecipazioni a tutte le diverse gare dell’epoca, dalla 24 ore di Le Mans, alla F2 fino ovviamente alla Formula 1.

Il primo anno in Formula 1 dell’Equipe Gordini fu nel 1950, con la Simca Gordini Type 15, guidata da Maurice Trintgnant e Roberto Manzon, due dei piloti che furono tra i piu’ fedeli nella storia del team. I risultati non furono brillanti. Una serie di ritiri ed un quarto posto al Gran Premio di Francia segnalarono da subito quelli che furono i problemi delle Gordini. Monoposto eleganti, molto belle nei caratteristici colori azzurro e bianco, ma decisamente inaffidabili da un punto di vista meccanico. I problemi continuarono anche nel 1952, nonostante il gruppo dei piloti che corse con il team Gordini si allargo’, includendo anche nomi prestigiosi come Jean Behra, che poi andra’ a correre con la Maserati.

La poca affidabilita’ delle monoposto, ma soprattutto l’idea di Gordini di correre praticamente in tutte le competizioni del tempo, misero a dura prova i rapporti tra lui e Pigozzi e di conseguenza anche il supporto finanziario che fino allora era stato garantito dal distributore della FIAT in Francia venne meno. Il che volle dire che, dal 1953, Gordini aveva perso il sostegno della SIMCA. Cominciarono allora i problemi finanziari che furono una caratteristica costante del team Gordini, fino alla fine dell’avventura in Formula 1 nel 1956. Il team si trovo’ infatti schiacciato dalla concorrenza non solo della Ferrari e della Maserati, ma anche dei nascenti team inglesi ma soprattutto dalla Mercedes. La casa di Stoccarda, infatti, porto’ in Formula 1 quel progresso tecnologico con il quale Gordini non poteva competere e che porto’ alla definitiva uscita del team dalle competizioni.

Amedee Gordini

Ma, per quello che potrebbe essere definito uno scherzo del destino, la fine delle competizioni sportive per Gordini rappresento’ un nuovo inizio. Un nuovo inizio targato Renault. La casa automobilistica francese non era sembrata affatto interessata al Gordini della Formula 1, ma apprezzava le innate doti di tecnico dell’italo-francese. Per questo motivo, nel 1957 la Renault acquisto’ il team e tutta la fabbrica. Gordini divenne ufficialmente un collaboratore di quella che poi diventera’ la Renault Sport. Ma non solo. Gordini trovo’ fama anche nel settore delle vetture stradali, con la famosa Dauphine Gordini, che si rivelo’ essere un successo commerciale anche superiore a quello del modello sul quale era basato.

Per chi volesse approfondire la storia del’Equipe Gordini, vi segnaliamo il bellissimo libro di Roy Smith, Amedee Gordini – A true Racing Legend, anche se solo disponibile in lingua inglese.

 

 

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