La BRM P160: l’ultima vittoria

Quando Tony Southgate varco’ i cancelli della fabbrica della BRM alla fine del 1969 aveva di fronte a se un incarico non da poco. Alfred Owen, il proprietario del team, lo aveva chiamato a risollevare le sorti del team britannico che non vinceva una gara di Formula 1 dal 1966, ma che vedeva soprattutto rivali storiche, come la Lotus e la Ferrari, ma anche team emergenti, come la McLaren, allontanarsi sempre di piu’ all’orizzonte, padroni di uno sviluppo aereodinamico e motoristico di primo piano.

Il giovane Southgate, neanche trentenne, si mette subito al lavoro e tira fuori la P153. L’unico merito della P153 fu quello di far terminare la siccita’ delle vittorie della BRM, la quale si aggiudica una preziosa vittoria al GP del Belgio nel 1970 con alla guida il leggendario Pedro Rodriguez.

Pedro Rodriguez, BRM P160, 1971

La P153 rappresentera’ la base di partenza di quella che poi sara’ la P160 che puo’ essere considerato il canto del gigno della rinomata scuderia britannica.

La P160 era prima di tutto aereodinamicamente pulita. Molti sforzi erano stati fatti nella progettazione, grazie soprattutto all’uso della galleria del vento dell’Imperial College. La struttura della monoposto era formata da una monoscocca a forma di vasca da bagno, sulla quale sedeva un innovativo design cosidetto a forma di bottiglia di Coca Cola. Le sospensioni erano piuttosto convenzionali, con la doppia forcella sull’anteriore ed il classico sistema a molle e ganci nella parte posteriore. L’unica grossa novita’ era rappresentata dall’angolatura della sospensioni anteriori, piuttosto accentuata per l’epoca. La conseguenza principale dell’angolatura delle sospensioni era che, con il pieno di benzina, la monoposto non riusciva ad assorbire in pieno i cambi di direzione nelle curve, avendo come risultato un deciso sottosterzo. La cosa era ancora piu’ accentuata dal fatto che il serbatoio della benzina era piuttosto in avanti rispetto al resto della vettura.

Peter Gethin, Monza 1971

Da un punto di vista del setup, la nota positiva della BRM P160 era l’estrema semplicita’ nel dare indicazioni al pilota, cosa che consentiva la pilota di guidarla al limite senza troppe brutte sorprese.

Il motore era di origine BRM: 3 litri V12 con una potenza di circa 440 cavalli a 10400 giri. Il tutto accompagnato da una trasmissione anch’essa di origine BRM. Il motore era decente, ma non arriva ai livelli di potenza o di elasticita’ dei motori Ferrari e Cosworth dell’epoca.

La P160 porto’ alla creazione nel 1972 della P180. Una monoposto decisamente fallimentare, tant’e’ vero che la BRM decise di abbandonare il progetto e tornare alla P160, con l’evoluzione P160s.

Parliamoci chiaro: la BRM P160 era un bel progetto ma non aveva niente di rivoluzionario come poteva essere una Lotus 25. A detta di molti, se avesse potuto usare il motore Cosworth probabilmente avrebbe ottenuto risultati di un certo rilievo.

Jean Pierre Beltoise, BRM P160, Monaco 1972

Veniamo ai risultati. La BRM 160 corse dal 1971 al 1974 e passo’ tra le mani di piloti prestigiosi come Jo Siffert, Pedro Rodriguez, Niki Lauda e Clay Regazzoni. Ottenne in totale 3 vittorie: in Austria nel 1971 con Jo Siffert, a Monza lo stesso anno con Peter Gethin ed infine a Monaco nel 1972 con Jean Pierre Beltoise in quella che sara’ l’ultima vittoria nella storia della BRM.

 

 

 

 

 

 

 

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