Peter Revson: il sogno americano

Il sogno della Formula 1 di Peter Revson si infranse su uno dei guardrail del circuito di Kyalami il 22 marzo del 1974. Nel caso di Revson si puo’ parlare di un sogno, in quanto per ben due volte tento’ l’approccio alla Formula 1 e per ben due volte fu respinto. Anche se la seconda volta gli fu fatale.

Peter Revson – Spa 1964

Peter Revson nasce a New York il 27 Febbraio del 1939 ed e’ quello che si puo’ definire un ragazzo fortunato. E’ infatti il nipote di Charles Revson, uomo d’affari americano e fondatore della casa di cosmetici Revlon. Il giovane Peter fa la classica vita del figlio di buona famiglia, tra lussi ed una vita da rampollo. Ma quello che gli interessa e’ il mondo della velocita’ e, nonostante sia sempre stato definito una sorta di ricco playboy americano dai suoi colleghi piloti, si guadagno’ ben presto il rispetto di chi lavora nel mondo dell’automobilismo sportivo.

La carriera di Peter Revson nel mondo dei motori comincia nellle Hawaii, quando con una Morgan spedita dagli Stati Uniti partecipa ad una gara della Formula Junior Taraschi, formula minore riservata ai piloti emergenti. Ben presto pero’ il fascino dei motori che risuona dall’Europa prese il sopravvento e nel 1963 raccolse tutto quello che c’era da raccogliere da un punto di vista economico e si sposto’ in Europa, vivendo la vita nomade di molti piloti dell’epoca. Il primo campionato lo corse in Formula Junior Cooper, vincendo il GP di Copenaghen, sempre nel 1963. Nel 1964 partecipa al Gran Premio di Monte Carlo, registrandosi come Revson Racing e correndo con una Lotus 24 anche se non riusci’ a qualificarsi.

Sempre lo stesso anno il team Reg Parnell aveva perso uno dei suoi sponsor principali e cosi Revson firmo’ un contratto con loro, dove, in cambio di finanziamenti, riusci’ a partecipare ad una serie di gare in Formula 1, in particolare a Spa, a Rouen per il GP di Francia, prima con una Lotus 24 e poi con una Lotus 25. I risultati furono decisamente deludenti, piu’ per problemi meccanici che per scarsa capacita’ del pilota. L’unica gara che riusci’ a finire ful il GP d’Italia a Monza nel 1964, anche se fu doppiato ben 6 volte, sempre correndo con una Lotus 24.

Nel 1965 decise di fare un passo indietro e partecipo alla F2 con la Lotus nel team gestito da Ron Harris. Il miglior risultato fu un secondo posto alla gara svoltasi all’Eifelrennen. Decise di correre anche in F3, partecipando ad una gara di supporto durante il Gran Premio di Monte Carlo, sempre nel 1965. Ma oramai le porte della Formula 1 si stavano chiudendo ed anche i soldi cominciavano a scarseggiare, cosi’ decise di ritornare negli Stati Uniti.

McLaren M8F e Peter Revson – Indianapolis 1971

Come spesso succede ai piloti americani che provano l’avventura della Formula 1, una volta tornati in patria primeggiano nelle gare nazionali, in particolare la Indy. Nel caso di Revson, il primo tentativo fu con la Can-Am e la Trans -Am, correndo con una Ford GT40 ma il cuore e l’anima erano sempre per le monoposto. Nel 1969, dopo un’ottima gara, arrivo’ quinto alla Indy 500 di Indianapolis. La gara catturo’ l’attenzione della McLaren che in quel periodo correva in America con la M8F. Il miglior successo fu la nel 1971 il secondo posto, sempre nella Indy 500 di Indianapolis. Il successo nella leggendaria corsa americana, gli attiro’ le attenzioni di Ken Tyrrell, il quale gli diede la possibilita’ di correre al GP degli Stati Uniti che si corse sempre nel 1971, guidando una Tyrrell 001 con un motore Cosworth v8. Purtroppo il risultato non fu dei migliori, in quanto si ritiro’ per un problema alla frizione.

La McLaren, per il 1972, gli offri’ una stagione piena in Formula 1, correndo con il Team Yardley McLaren ma con una monoposto decisamente poco competitiva, come lo era la M19, nelle diverse varianti. Ma la stagione fu piuttosto buona, con una serie di podi ed un secondo posto nel Gran Premio del Canada.

Peter Revson – Siverstone 1973

La vittoria in Formula 1 era pero’ dietro l’angolo. Nel 1973 rinnovo’ il contratto con il team Yardley, questa volta con una piu’ competitiva McLaren M23, motorizzata dalla Cosworth. E la vittoria arrivo’ al Gran Premio d’Inghilterra, che si corse sul circuito di Silverstone il 14 luglio del 1973. Ma quel Gran Premio non si ricorda solo per la prima vittoria di Revson, ma anche per l’incredibile incidente accaduto al primo giro, che vide la McLaren di Scheckter girarsi alla curva Woodcote e portandosi dietro altre 11 monoposto. Incidente spettacolare ma per fortuna senza gravi conseguenze per i piloti.  Da rilevare il fatto che Revson vinse il Gran Premio su un circuito bagnato e ripetendosi poi al Gran Premio del Canada, sempre su una pista bagnata, il 23 settembre del 1973 e registrando la sua seconda vittoria. Da segnalare anche il terzo posto al Gran Premio d’Italia.

Con due vittorie, un secondo ed un terzo posto, ci si poteva aspettare che Revson potesse essere confermato alla McLaren o addirittura muovere verso un team ancora piu’ competitivo, come era la Lotus di allora. Ma la nascente stella di Revson, si scontro’ contro un altro pilota emergente, dotato non solo di grande talento, ma anche dei dollari della Marlboro e della Texaco. Stiamo ovviamente parlando di Emerson Fittipaldi.

La McLaren, che prese Fittipaldi nel 1974, riusci’ ad offrire a Revson solo una terza monoposto, ma decise di non accettare, preferendo l’offerta che gli veniva da un team nascente come la Shadow. Dopo due ritiri, al Gran Premio di Argentina e quello del Brasile, si arriva al Gran Premio del Sudafrica sulla pista di Kyalami.

Il fatale incidente sulla pista di Kyalami – 1974

Revson, sin dai primi test pre campionato, si era lamentato del fatto di come la Shadow fosse orribile da guidare. Il fatto che montasse anche delle sospensioni in titanio, materiale nuovo per l’epoca, sicuramente non aiutava. Durante le prove libere, la monoposto di Revson subi’ la rottura di una delle sospensioni, provocando lo schianto contro il guard rail alla curva Barbecue. La monoposto prese fuoco, lasciando praticamente nessuna possibilita’ di salvezza per Revson. Danny Hulme, suo ex compagno di squadra alla McLaren, era uno dei pochi piloti che stava girando sulla pista quel giorno. Si fermo’ per cercare di dare una mano ma purtroppo per il pilota americano non c’era nulla da fare. A peggiorare le cose fu anche l’episodio dell’ambulanza che si fermo’ nel bel mezzo della pista, in quanto rimasta senza benzina.  La morte di Revson e la totale mancanza di cura nei soccorsi, sconvolsero lo stesso Hulme, che alla fine della stagione decise di ritirarsi.

Per chi volesse perdersi nella storia di Peter Revson, consigliamo la lettura del libro di Leon Mandel, Speed with Style. Purtroppo esiste solo la versione in inglese.

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